La mostra, promossa nel solco di quella dell’anno precedente, affronta la tematica del reinserimento sociale dei reduci della Grande Guerra. Persone che avevano riportato menomazioni di tipo psicofisico più o meno gravi: tanti “corpi disarmati” da recuperare a una condizione di nuova “normalità”. Le risposte a questa problematica furono affidate alla progettazione di protesi sempre più complesse, all’organizzazione di speciali corsi professionali riabilitativi, nonché alla costruzione di un’immagine pubblica del mutilato come personificazione dell’abnegazione e dell’eroismo dei combattenti.
La mostra è pensata con grandi telai in ferro crudo che, suddividendo lo spazio, articolano il percorso in quattro sezioni che ospitano fotografie, filmati e oggetti.